1
Seguivo la bambina ormai da ore, attraverso corridoi semi illuminati da tremanti candele, con il pavimento che scricchiolava ad ogni mio passo. Avevo già notato dopo averla incontrata, che la bambina pareva non camminare, come se non avesse le gambe, e sembrava quasi fluttuare. Mi sentivo come se la villa mi avesse catturato, provavo un misto tra paura e curiosità ogni volta che voltavo un angolo. Ma guardare quella bambina mi faceva venire nostalgia, una nostalgia felice, di una vita passata che credevo avessi dimenticato. La bambina attraversò una porta, e dopo un attimo di esitazione, la spalancai. Era una piccola stanza illuminata da una sola candela su di un comodino. La bambina pareva scomparsa. Mi inginocchiai sul cuscino color porpora davanti al comodino e vidi che vicino alla candela c’era un foglio ingiallito dal tempo. Lo raccolsi e iniziai a leggere.
“Non riesco a più svegliarmi.. Questa casa.. Mi sono persa.. Non trovo l’uscita.. Perché non posso svegliarmi?! Perché?! Ho paura.. Mi manca mio fratello.. Ti prego salvami.. Akira..”
Non potevo credere a ciò che avevo appena letto. Rilessi quelle poche righe un’infinità di volte. Poteva essere Kyoko ad aver scritto quelle righe, ed era in pericolo. Senza neanche sapere cosa fare e dove andare mi alzai e mi avvicinai alla porta. Non appena sfiorai la maniglia, qualcosa mi prese per il polso. Mi voltai. Era la bambina che mi aveva condotto fino a lì. Era pallida.. Aveva un aspetto quasi cadaverico. Continuavo a fissarla, impietrito, mentre lei mi indicava il comodino, poi, scappò via, attraverso il muro di fronte. Mi inginocchiai nuovamente sul cuscinetto e notai che il comodino aveva un cassetto. Lo aprii e dentro c’era uno specchio opaco. La cornice dello specchi, aveva degli strani simboli. Sotto lo specchio, c’era un piccolo fascicoletto. Parlava proprio di quello strano oggetto, si chiamava Repulso Obscuro. Diceva che i simboli intorno alla cornice erano capaci di collegarsi con l’altra parte della casa, quella reale, viva. Non capivo, ma raccolsi comunque il Repulso Obscuro e lo infilai in tasca. Non appena uscii dalla stanzetta, realizzai di non saper più dove andare. Seppure avessi paura di affidarmi al caso, decisi di continuare lungo il corridoio di destra. Le pareti del corridoio erano probabilmente ammuffite, e la forma della muffa aveva assunto una netta somiglianza ad una sagoma umana. Mi avvicinai ad una parete e la sfiorai con i polpastrelli. Era.. morbida. Decisi di non pensarci e proseguii lungo il corridoio, fino a che non sentii un gemito alle mie spalle. Con lo specchio ancora tra le mani, mi voltai e sgranai gli occhi alla scena che si svolgeva davanti ai miei occhi. Due figure bianche che sembravano fantasmi, camminavano verso la parete. La persona che camminava davanti sembrava costretta da quella di dietro, che gli puntava un coltello alla schiena. Poi, la persona davanti entrò nel muro, in perfetta corrispondenza con la sagoma sulla parete che avevo appena toccato. L’altro prese da terra dei mattoni e iniziò a murare l’altro. Pensai che questo potesse essere ciò che era accaduto alle pareti. Dopo pochi minuti interminabili, il fantasma aveva finito e si girò, puntando contro di me il coltello. Non riuscivo a muovermi, ero paralizzato. Il fantasma si avvicinò lentamente e quando si trovava solo a qualche metro di distanza, decisi a fuggire. Nel farlo, probabilmente rivolsi il Repulso Obscuro verso il fantasma, che lo fissò. Dopo pochi attimi, lo specchio lo stava attirando e risucchiando. Ero di nuovo solo. Dopo quello che mi era appena capitato, rimasi inginocchiato, a fissare lo specchio che mi aveva salvato. Avevo paura di cercare il mio riflesso, avevo paura di scomparire come quell’uomo. Decisi di non soffermarmi ulteriormente a guardare lo specchio, e proseguii lungo il corridoio.
2
Mi svegliai, inzuppato di sudore. Era stato solo un sogno. Un sogno che però mi aveva dato ancora una futile speranza. Decisi di volerne sapere di più, non potevo realmente sapere cosa avevo sognato se non facendo qualche ricerca. Diedi un’occhiata all’orologio sul comodino alle mie spalle. Erano le otto di mattina. Mi alzai e mi lavai, poi mi diressi al giornale dove lavoravo. Avevo intenzione di chiedere a Kasumi Kurosawa, una giovane ragazza dai capelli rossi che lavorava con me. Era specializzata nel trovare informazioni su qualsiasi cosa. Nei due anni successivi all’incidente eravamo diventati molto amici, anche perché lei sembrava l’unica che poteva capirmi, o che almeno ci provava, perché anche Kasumi aveva perso la famiglia in un incidente aereo.
“Ciao.. Kasumi, vorrei che tu facessi una ricerca per me.”
“Si, certo Akira.”
“Cerca qualcosa riguardante.. Non so esattamente.. Uno specchio chiamato Repulso Obscuro e una villa nel quale si trova.”
“Che strana ricerca. Non ti è stata assegnata dal giornale, vero?”
“In realtà no. E’ una cosa personale.”
“D’accordo, vedrò cosa posso fare.”
“Grazie.”
“Di niente.”
La ragazza aveva passato la sua mattinata di lavoro seduta alla sua scrivania, a cercare. Non sapevo realmente cosa stesse cercando, ma ogni tanto mi guardava e sorrideva, forse per farmi capire che stava cercando per me. A pochi minuti dalla pausa pranzo, si alzò con un fascicolo in mano e si avvicinò alla mia scrivania.
“Fai qualcosa a pranzo?”
“No.”
“Bene, ci vediamo tra poco al locale di fronte. A dopo, Akira.”
Non ebbi neanche il tempo di risponderle, che uscì dalla stanza. Quando cominciò la pausa pranzo, non persi tempo e la raggiunsi al locale di fronte all’edificio dove lavoravamo. Mi sedetti di fronte a lei.
“Akira.. E’ tua sorella, vero?”
Preferii non rispondere. Quella domanda mi turbò. Non lo sapevo neanche io.
“Cosa hai trovato?”
“Hai sognato la villa? Lo specchio?”
“Si.”
“Non posso crederci..”
“Kasumi, cosa hai trovato?”
“La villa del sonno. E’ così che viene chiamata. E’ una villa abbandonata dove tutte le morti precoci vengono racchiuse.. Così come chi è in coma.”
“Kyoko..”
“Solo che chi è in coma.. Non so come spiegartelo.. E’ più vivo.. Rispetto agli altri che..”
“..Sono morti.”
“Già.. Non posso credere che tutto questo sia vero.”
“Riguardo allo specchio?”
“Lo specchio serve oltre che a catturare gli spiriti, mette in comunicazione le due parti della casa.”
“Cosa vuol dire?”
“La villa del sonno.. Esiste realmente. Si chiama villa Himuro. Se guardi nello specchio.. Non vedi la tua immagine riflessa. Vedi l’altra parte della casa. Se sei nella villa del sonno e vedi nello specchio, vedrai la villa Himuro e viceversa.”
“Sai dove si trova la villa Himuro?”
“Non ci troverai Kyoko se è quello che stai pensando. Lei si trova solo nella villa del sonno.”
Non sapevo più cosa pensare. Il resto della giornata passò in fretta, così come passò un intero mese. Non sognavo più la villa del sonno, e stavo perdendo quasi tutte le speranze. C’era una sola cosa da fare. Una mattina chiesi a Kasumi di pranzare insieme. Quando le chiesi di dirmi dove si trovava la villa Himuro, lei si rifiutò, spaventata. Nonostante ebbi cercato quell’indirizzo tutto il pomeriggio non riuscii a trovare nulla fino alla sera dello stesso giorno. Ero seduto sul divano, con il portatile sulle gambe, quando bussò il citofono. Era Kasumi. Le aprii e lei entrò, senza dire nulla, a capo basso.
“So che ti sto facendo soffrire..”
“Lo fai per il mio bene.”
“Oh, Akira..”
“Era questo quello che volevi dirmi?”
“Akira, ho deciso di dirti dove si trova la villa Himuro.”
“Dove?”
“Voglio venire con te.”
“Non se ne parla.”
“Akira!”
“Kasumi.. So quello a cui stai pensando. Non troverai la tua famiglia in quella casa.”
“E tu non troverai tua sorella, né tua madre!”
Ci furono una decina di secondi di silenzio. Kasumi aveva iniziato a piangere, e io mi pentii di ciò che avevo detto e mi avvicinai per abbracciarla. Dopo un paio di minuti, Kasumi alzò lo sguardo per fissarmi diritto negli occhi.
“Voglio davvero venire con te.”
“Sai che può essere rischioso, vero?”
“Si..”
“Dimmi dov’è la villa. Ci andremo insieme.”
Un sorriso comparì sul viso di Kasumi, rigato dalle lacrime.
“Dobbiamo prendere la macchina.”
3
Oramai era buio pesto quando arrivammo alla villa Himuro. Situata in mezzo ad un’enorme foresta nei pressi di Tokyo, la villa si ergeva solenne su uno sfondo stellato. Kasumi mi strinse forte la mano, riluttante anche lei come me ad entrare. Ci facemmo forza, e aprii la stessa porta di ingresso che avevo aperto nel mio sogno. All’entrata mi aspettavo quasi di trovare la bambina ad indicarmi di nuovo la via, ma non ce n’era traccia.
“Akira.. Che si fa ora?”
“Credo che.. come prima cosa.. bisognerebbe trovare lo specchio.”
“Dove lo hai trovato nel tuo sogno?”
“Non lo so.. Ho seguito una bambina.”
“Era un fantasma?”
“Credo di si.”
“Cerca di ricordare..”
“E’ passato troppo tempo!”
“Beh.. allora andiamo da qualche parte. Non restiamo qui.”
Kasumi iniziò a camminare verso il corridoio di fronte all’entrata, poi si girò e mi fece senno di seguirla. Non appena si girò accadde qualcosa di strano. Intorno a me vedevo un posto uguale a quello in cui mi trovavo, ma più scuro. C’era un’atmosfera diversa. E al posto di Kasumi, c’era di nuovo la piccola bambina che mi aveva indicato la via. Tutto ciò accadde in pochi secondi, e tutto ritornò come era prima.
“Che fai Akira, non vieni?”
Annuii e la raggiunsi. Il corridoio in cui eravamo entrati era lo stesso di quello in cui mi aveva condotto la bambina. Mi fermai, per cercare di ricordare il percorso fatto, mentre Kasumi mi superò di nuovo. Quando si voltò verso di me, riaccadde quello strano fenomeno.
“Kasumi.. Prosegui ad un paio di passi davanti a me, ogni tanto voltati. Io sono dietro di te.”
“Cosa hai in mente?”
“Io.. non lo so.”
“D’accordo.”
Continuammo ad avanzare in questa maniera, e le visioni si facevano sempre più frequenti, anche quando Kasumi non si girava a guardarmi. Come avevo pensato, mi condusse alla stanzetta, quella vicino al corridoio con le macchie. Spalancai la porta e riaprii il cassetto del comodino. Era vuoto.
“Akira, guarda lì.”
Disse, indicandomi il comodino. C’era un foglio sopra. Secondo la data, era stato scritto 5 anni prima.
“2 Dicembre 1982.
Nevica. Da quando siamo entrati in questa villa, credo di aver perso il senso della realtà. Succedono cose strane qui. Itsuki, se stai leggendo queste mie pagine, significa che finalmente mi hai trovato. Allora ti chiedo di correre, di correre a prendermi. Ho trovato un posto sicuro dagli spiriti assassini, un posto dove ho nascosto un oggetto in grado di farli andare via, lo useremo per fuggire insieme. Non saremmo mai dovuti entrare, Itsuki. Ti prego vieni da me.. Sto diventando pazza. Devi attraversare tutto il corridoio con le macchie, e uscire in cortile. Sotto l’albero troverai una porticina. Ti aspetto lì. Fai presto.
Tua, Azami.”
“Ora almeno sappiamo dove è lo specchio.”
Mi alzai e porsi il foglio a Kasumi, che lo lesse frettolosamente.
“Secondo te cosa vuol dire che ha perso il senso della realtà? Che sta diventando pazza?”
“Non lo so Kasumi, non mi interessa.. E’ successo 5 anni fa!”
“E se questi due si sono portati via lo specchio?”
“Siamo fottuti.”
“Mi fa piacere sapere come vedi questa cosa!”
“Kasumi, non ho voglia di litigare, ok?”
“Non puoi rispondermi che siamo fottuti, non credi?”
Ero spaventato, uscii dalla stanza e continuai lungo il corridoio delle macchie. Camminavo veloce e sentivo i passi di Kasumi che cercava di raggiungermi correndo, poi più nulla. Mi voltai. Non c’era traccia della ragazza.
“Kasumi? Non è il momento di scherzare! Esci fuori!”
Nessuna risposta. Mi voltai verso la fine del corridoio, e vidi un fantasma con una candela in mano che veniva verso di me.
“E’ il tuo turno ora.”
Mi misi a correre verso di lui, volevo arrivare alla fine del tunnel, prima recuperavo Repulso Obscuro meglio era per me. Appena gli fui vicino cerco di afferrarmi con la mano libera, ma buttandomi a terra riuscii a scansarmi.
4
Proseguii lungo il corridoio, spaventato. Le urla strazianti del fantasma che mi seguiva,mi raggelavano il sangue. Avevo davvero perso Kasumi? Arrivai finalmente alla fine del corridoio. Aprii la porta a doppio e mi tuffai all’esterno. Quando la porta alle mie spalle si chiuse sentii una chiave girare all’interno. Mi alzai e provai ad aprire. Capii che non potevo più tornare in quell’ala della casa.
“Kasumi..”
Decisi di farmi forza e di continuare. Mi voltai e scoprii che mi trovavo in una specie di giardino interno alla villa,con un enorme albero al centro. Doveva essere quello l’albero della lettera. Alzai lo sguardo verso i rami dell’albero. Osservai la luna piena che si intravedeva tra le foglie, e che faceva luce al giardino.
“Se non era luna piena non si sarebbe visto nulla…che fortuna.”
Pensai e sorrisi al mio stesso pensiero. Fortuna non era certo la parola esatta. Mi avvicinai all’albero. Su un lato vicino alla sua base, gocce di sangue rappreso conducevano ad una minuscola porta. Mi abbassai e la aprii,cauto. Scesi la scala di legno che mi portava giù,da qualche parte. Se guardavo in basso,l’unica cosa che potevo vedere era una fievole e tremolante luce,che veniva probabilmente da alcune candele,che da dove mi trovavo io non riuscivo a vedere. Dopo una ventina di secondi scesi finalmente l’ultimo piolo. Quando mi voltai capii di trovarmi in una stanza evidentemente utilizzata per una qualche strana cerimonia. Le pareti erano colme di bambole di carta inchiodate al muro all’altezza del torace. Tre tavoli erano allineati alle pareti escluso quello dove si trovava la scala. Coperti da tovaglie rosso fuoco, vi erano appoggiate composizioni di bambole di porcellana che indossavano un kimono. Al centro della stanza c’era un tavolo senza tovaglia. Una spada sporca di sangue rappreso era infilata al centro del tavolo ugualmente insanguinato. Rabbrividii.
“E questo sarebbe il tuo posto sicuro?”
Sul tavolo,c’era un’annotazione.
“Itsuki,mi dispiace. Non sono in grado di sopravvivere senza averti accanto. Il rituale sta iniziando,tra poco andrò nella villa del sonno,e tu non dovrai raggiungermi,potrai solo vedere la mia bambola in mostra come tutte le anime inviate dal rituale nella villa. So che cercherai la mia bambola,come anche quella raffigurante tuo fratello,ma non soffermarti. Voglio che tu sopravviva,per entrambi. Ho nascosto lo specchio sotto la gradinata del tavolo alla tua destra. Usalo solo per fuggire. Ti prego,sopravvivi.
Ti Amo.”
Mi girai intorno. Tutte quelle bambole…erano coloro presenti nella villa del sonno. Andai vicino alla composizione alla mia destra e alzai la gradinata. Lo specchio era lì. Sorrisi. Osservai tutte le bambole della stanza e ne trovai un paio interessanti. C’erano due bambole,un ragazzo e una ragazza che si tenevano per mano. Sotto c’era una scritta:
“Itsuki e Azami”
Ero dispiaciuto per i due. Qualcosa doveva essere andato storto. Dopo pochi minuti trovai la bambola di mia sorella. Ci rimasi male,lo ammetto,ma infondo lo sapevo. Feci per posarla e il mio sguardo si soffermò su una bambola con i capelli rossi. Era Kasumi.
5
“Kasumi! Eheh”
Mi svegliai. Qualcuno chiamava il mio nome e rideva. Era…irritante. Dove mi trovavo? Non ricordavo molto. Quel fantasma mi aveva fatto qualcosa. Mi alzai e scoprii che mi trovavo nello stesso corridoio in cui avevo perso di vista Akira. Abbassai lo sguardo,intontita,e notai uno strano luccichio a terra. Mi avvicinai. Era Repulso Obscuro.
“E tu? Cosa ci fai qui?”
Pensai ad alta voce,prendendolo. Guardai al suo interno e vidi una stanza con qualcosa appeso alla parete dei tavoli rossi. Allora capii.
“Oh no…”
Dissi,e l’immagine allo specchio si mosse,fino a che non comparve un volto.
“Akira..”
“Kasumi sei…tu?”
Annuii.
“Allora sei…viva?”
“Non lo so…Credo di essere nella villa del sonno.”
“Lo immaginavo. Kasumi,dobbiamo trovare il modo di farti tornare qui.”
“Vuoi resuscitare un morto?”
Chiesi,in preda alla disperazione.
“Kasumi tu…non sei morta. Non ho trovato il tuo corpo.”
“E neanche Kyoko lo è…”
“Sei materiale”?
“Se intendi dire che non sono un fantasma allora si.”
“Ti prego Kasumi…trova Kyoko e cercate di tornare qui.”
Lo guardai negli occhi e sorrisi. Poi,il suo volto si trasformò spaventato.
“Scusa Kasumi,ho dei problemi!”
Disse e poi scomparve dallo specchio. Andai alla fine del corridoio,avevo intenzione di arrivare lì dove voleva arrivare Akira,ma la porta era chiusa,poi mi sentii di nuovo chiamare. Seguii quella voce tornando sui miei passi. L’avevo già sentita,ma non sapevo dove. Arrivai all’inizio del corridoio e aprii la porta da dove io e Akira eravamo entrati. Davanti a me apparve il fantasma di un bambino dai capelli rossi,e allora capii di chi era quella voce. Una lacrima mi tracciò il viso.
“Kei…”
Dissi a mio fratello maggiore.