Charmed GDR

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Repulso Obscuro
Ice Kenneth
view post Posted on 19/10/2007, 21:24Quote

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Questo è il mio libro.. Di seguito metto solo il prologo.. Se vi piace metto i capitoli che ho scritto fino ad ora.. Fatemi sapere. P.S. In classe sta facendo un successone! :B):

Prologo

Quella notte gelida, la pioggia mi pungeva il viso, rigandolo di fredde scie simili a lacrime, per poi ricadere sul suolo. Sentivo i miei vestiti farsi sempre più umidi e pesanti. Sentivo un ronzio infinito nelle mie orecchie, ovvia conseguenza del forte rumore provocato dall’incidente. Aprii gli occhi, ancora stordito, e, sdraiato su di un fianco, cercai con lo sguardo di capire dove mi trovavo. Mi alzai piano, dolorante, e mi guardai intorno. Appena i miei occhi caddero sulla macchina capovolta sul ciglio della strada, tutto mi tornò in mente come in un lampo di genio, un lampo di genio terrificante. Mi avvicinai, con crescente paura per la sorte che era toccata a coloro che erano in auto con me. Mi inginocchiai e mi abbassai per vedere che al posto di guida, mia madre Setsuro Tachibana sembrava riposare in una posizione apparentemente impossibile. Il corpo, sottosopra, faceva pressione con il collo sul tettuccio della macchina. Aprii lo sportello senza pensarci, la tirai fuori con le ultime forze che mi rimanevano. Cercai di svegliarla per un tempo che pareva infinito, quando capii ciò che era successo, e il perché io mi fossi salvato. Prima di andare fuori strada, ero stato spinto fuori dallo sportello, probabilmente proprio da lei, che mi sedeva affianco. Era riuscita a salvare me, il primo dei suoi figli. Kyoko Tachibana era sdraiata sul tettuccio,nella parte di dietro della macchina. Quando cercai di tirarla fuori, non fece alcuna resistenza. Le tolsi i capelli dalla fronte e mi accorsi che un liquido denso e scuro stava colando dalla tempia. Stanco, mi accasciai su di lei. La pioggia si era fatta più crudele. Il resto non lo ricordo.



Mi chiamo Akira Tachibana, e sono un giornalista. Sono passati due anni dopo quell’incidente. Mia sorella è in coma, sembra che nessuno sappia dirmi quando si risveglierà. Non posso più parlarle, inizio a dimenticare la sua voce. La incontro solo nei miei sogni, in quelli più felici, o in quelli più tristi, quelli che parlano di quella notte. La guardavo, era ancora lì, ferma e immobile, quasi aspettando il bacio del principe azzurro. Lei era tutto ciò che rimaneva della mia famiglia. Mi passai la mano trai capelli, cercando ancora una volta di trattenere le lacrime, che dopo due anni si erano fatte dure e fredde, ma continuavo a piangere, lontano da tutti. Era una cosa che mi faceva sentire impotente, e preferivo sentirmi tale. Le accarezzai le guance, come facevo sempre prima di uscire dall’ospedale. Era già buio fuori, e mi diressi subito a casa, a piedi. Senza neanche spogliarmi mi sdraiai sul letto, stufo di questa vita che mi aveva voltato le spalle due anni prima. Dopo poco tempo, mi addormentai.



Ero in piedi, ai piedi di una grande villa antica, abbandonata e decadente, in legno, e nevicava. Non sentivo freddo, e entrai nella casa. Quando aprii la porta un’ondata gelida mi avvolse e scappò fuori dalla casa. Entrai, sentendo che in quella casa avrei potuto incontrare mia madre, senza capire il perché. Quando mi chiusi la porta alle spalle, una bambina tutta bianca mi comparve davanti. Assomigliava a mia sorella quando era piccola. Mi sorrise, e si voltò, imboccando il primo corridoio. La seguii, addentrandomi in quella casa buia.
 
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view post Posted on 19/10/2007, 21:31Quote
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Carino...se ti impegni scrivi molto bene^^

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"Eyes Of Who Finally Awake After A Hundred-year Sleep."


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view post Posted on 19/10/2007, 21:32Quote

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wow....caspita...sei davvero bravo...^^ sisi....io li voglio leggere i primi capitoli...che bello!^^
 
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view post Posted on 19/10/2007, 21:34Quote
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posta immediatamente...i capitoli...io volere leggere!

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• Hans Matheson version. - ANGEL.




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grazie Syl.




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Ice Kenneth
view post Posted on 19/10/2007, 21:42Quote

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Ecco tutti i primi cinque capitoli. Il resto non l'ho ancora scritto.

1



Seguivo la bambina ormai da ore, attraverso corridoi semi illuminati da tremanti candele, con il pavimento che scricchiolava ad ogni mio passo. Avevo già notato dopo averla incontrata, che la bambina pareva non camminare, come se non avesse le gambe, e sembrava quasi fluttuare. Mi sentivo come se la villa mi avesse catturato, provavo un misto tra paura e curiosità ogni volta che voltavo un angolo. Ma guardare quella bambina mi faceva venire nostalgia, una nostalgia felice, di una vita passata che credevo avessi dimenticato. La bambina attraversò una porta, e dopo un attimo di esitazione, la spalancai. Era una piccola stanza illuminata da una sola candela su di un comodino. La bambina pareva scomparsa. Mi inginocchiai sul cuscino color porpora davanti al comodino e vidi che vicino alla candela c’era un foglio ingiallito dal tempo. Lo raccolsi e iniziai a leggere.

“Non riesco a più svegliarmi.. Questa casa.. Mi sono persa.. Non trovo l’uscita.. Perché non posso svegliarmi?! Perché?! Ho paura.. Mi manca mio fratello.. Ti prego salvami.. Akira..”

Non potevo credere a ciò che avevo appena letto. Rilessi quelle poche righe un’infinità di volte. Poteva essere Kyoko ad aver scritto quelle righe, ed era in pericolo. Senza neanche sapere cosa fare e dove andare mi alzai e mi avvicinai alla porta. Non appena sfiorai la maniglia, qualcosa mi prese per il polso. Mi voltai. Era la bambina che mi aveva condotto fino a lì. Era pallida.. Aveva un aspetto quasi cadaverico. Continuavo a fissarla, impietrito, mentre lei mi indicava il comodino, poi, scappò via, attraverso il muro di fronte. Mi inginocchiai nuovamente sul cuscinetto e notai che il comodino aveva un cassetto. Lo aprii e dentro c’era uno specchio opaco. La cornice dello specchi, aveva degli strani simboli. Sotto lo specchio, c’era un piccolo fascicoletto. Parlava proprio di quello strano oggetto, si chiamava Repulso Obscuro. Diceva che i simboli intorno alla cornice erano capaci di collegarsi con l’altra parte della casa, quella reale, viva. Non capivo, ma raccolsi comunque il Repulso Obscuro e lo infilai in tasca. Non appena uscii dalla stanzetta, realizzai di non saper più dove andare. Seppure avessi paura di affidarmi al caso, decisi di continuare lungo il corridoio di destra. Le pareti del corridoio erano probabilmente ammuffite, e la forma della muffa aveva assunto una netta somiglianza ad una sagoma umana. Mi avvicinai ad una parete e la sfiorai con i polpastrelli. Era.. morbida. Decisi di non pensarci e proseguii lungo il corridoio, fino a che non sentii un gemito alle mie spalle. Con lo specchio ancora tra le mani, mi voltai e sgranai gli occhi alla scena che si svolgeva davanti ai miei occhi. Due figure bianche che sembravano fantasmi, camminavano verso la parete. La persona che camminava davanti sembrava costretta da quella di dietro, che gli puntava un coltello alla schiena. Poi, la persona davanti entrò nel muro, in perfetta corrispondenza con la sagoma sulla parete che avevo appena toccato. L’altro prese da terra dei mattoni e iniziò a murare l’altro. Pensai che questo potesse essere ciò che era accaduto alle pareti. Dopo pochi minuti interminabili, il fantasma aveva finito e si girò, puntando contro di me il coltello. Non riuscivo a muovermi, ero paralizzato. Il fantasma si avvicinò lentamente e quando si trovava solo a qualche metro di distanza, decisi a fuggire. Nel farlo, probabilmente rivolsi il Repulso Obscuro verso il fantasma, che lo fissò. Dopo pochi attimi, lo specchio lo stava attirando e risucchiando. Ero di nuovo solo. Dopo quello che mi era appena capitato, rimasi inginocchiato, a fissare lo specchio che mi aveva salvato. Avevo paura di cercare il mio riflesso, avevo paura di scomparire come quell’uomo. Decisi di non soffermarmi ulteriormente a guardare lo specchio, e proseguii lungo il corridoio.





2



Mi svegliai, inzuppato di sudore. Era stato solo un sogno. Un sogno che però mi aveva dato ancora una futile speranza. Decisi di volerne sapere di più, non potevo realmente sapere cosa avevo sognato se non facendo qualche ricerca. Diedi un’occhiata all’orologio sul comodino alle mie spalle. Erano le otto di mattina. Mi alzai e mi lavai, poi mi diressi al giornale dove lavoravo. Avevo intenzione di chiedere a Kasumi Kurosawa, una giovane ragazza dai capelli rossi che lavorava con me. Era specializzata nel trovare informazioni su qualsiasi cosa. Nei due anni successivi all’incidente eravamo diventati molto amici, anche perché lei sembrava l’unica che poteva capirmi, o che almeno ci provava, perché anche Kasumi aveva perso la famiglia in un incidente aereo.

“Ciao.. Kasumi, vorrei che tu facessi una ricerca per me.”
“Si, certo Akira.”
“Cerca qualcosa riguardante.. Non so esattamente.. Uno specchio chiamato Repulso Obscuro e una villa nel quale si trova.”
“Che strana ricerca. Non ti è stata assegnata dal giornale, vero?”
“In realtà no. E’ una cosa personale.”
“D’accordo, vedrò cosa posso fare.”
“Grazie.”
“Di niente.”

La ragazza aveva passato la sua mattinata di lavoro seduta alla sua scrivania, a cercare. Non sapevo realmente cosa stesse cercando, ma ogni tanto mi guardava e sorrideva, forse per farmi capire che stava cercando per me. A pochi minuti dalla pausa pranzo, si alzò con un fascicolo in mano e si avvicinò alla mia scrivania.

“Fai qualcosa a pranzo?”
“No.”
“Bene, ci vediamo tra poco al locale di fronte. A dopo, Akira.”

Non ebbi neanche il tempo di risponderle, che uscì dalla stanza. Quando cominciò la pausa pranzo, non persi tempo e la raggiunsi al locale di fronte all’edificio dove lavoravamo. Mi sedetti di fronte a lei.

“Akira.. E’ tua sorella, vero?”

Preferii non rispondere. Quella domanda mi turbò. Non lo sapevo neanche io.

“Cosa hai trovato?”
“Hai sognato la villa? Lo specchio?”
“Si.”
“Non posso crederci..”
“Kasumi, cosa hai trovato?”
“La villa del sonno. E’ così che viene chiamata. E’ una villa abbandonata dove tutte le morti precoci vengono racchiuse.. Così come chi è in coma.”
“Kyoko..”
“Solo che chi è in coma.. Non so come spiegartelo.. E’ più vivo.. Rispetto agli altri che..”
“..Sono morti.”
“Già.. Non posso credere che tutto questo sia vero.”
“Riguardo allo specchio?”
“Lo specchio serve oltre che a catturare gli spiriti, mette in comunicazione le due parti della casa.”
“Cosa vuol dire?”
“La villa del sonno.. Esiste realmente. Si chiama villa Himuro. Se guardi nello specchio.. Non vedi la tua immagine riflessa. Vedi l’altra parte della casa. Se sei nella villa del sonno e vedi nello specchio, vedrai la villa Himuro e viceversa.”
“Sai dove si trova la villa Himuro?”
“Non ci troverai Kyoko se è quello che stai pensando. Lei si trova solo nella villa del sonno.”

Non sapevo più cosa pensare. Il resto della giornata passò in fretta, così come passò un intero mese. Non sognavo più la villa del sonno, e stavo perdendo quasi tutte le speranze. C’era una sola cosa da fare. Una mattina chiesi a Kasumi di pranzare insieme. Quando le chiesi di dirmi dove si trovava la villa Himuro, lei si rifiutò, spaventata. Nonostante ebbi cercato quell’indirizzo tutto il pomeriggio non riuscii a trovare nulla fino alla sera dello stesso giorno. Ero seduto sul divano, con il portatile sulle gambe, quando bussò il citofono. Era Kasumi. Le aprii e lei entrò, senza dire nulla, a capo basso.

“So che ti sto facendo soffrire..”
“Lo fai per il mio bene.”
“Oh, Akira..”
“Era questo quello che volevi dirmi?”
“Akira, ho deciso di dirti dove si trova la villa Himuro.”
“Dove?”
“Voglio venire con te.”
“Non se ne parla.”
“Akira!”
“Kasumi.. So quello a cui stai pensando. Non troverai la tua famiglia in quella casa.”
“E tu non troverai tua sorella, né tua madre!”

Ci furono una decina di secondi di silenzio. Kasumi aveva iniziato a piangere, e io mi pentii di ciò che avevo detto e mi avvicinai per abbracciarla. Dopo un paio di minuti, Kasumi alzò lo sguardo per fissarmi diritto negli occhi.

“Voglio davvero venire con te.”
“Sai che può essere rischioso, vero?”
“Si..”
“Dimmi dov’è la villa. Ci andremo insieme.”

Un sorriso comparì sul viso di Kasumi, rigato dalle lacrime.

“Dobbiamo prendere la macchina.”










3



Oramai era buio pesto quando arrivammo alla villa Himuro. Situata in mezzo ad un’enorme foresta nei pressi di Tokyo, la villa si ergeva solenne su uno sfondo stellato. Kasumi mi strinse forte la mano, riluttante anche lei come me ad entrare. Ci facemmo forza, e aprii la stessa porta di ingresso che avevo aperto nel mio sogno. All’entrata mi aspettavo quasi di trovare la bambina ad indicarmi di nuovo la via, ma non ce n’era traccia.

“Akira.. Che si fa ora?”
“Credo che.. come prima cosa.. bisognerebbe trovare lo specchio.”
“Dove lo hai trovato nel tuo sogno?”
“Non lo so.. Ho seguito una bambina.”
“Era un fantasma?”
“Credo di si.”
“Cerca di ricordare..”
“E’ passato troppo tempo!”
“Beh.. allora andiamo da qualche parte. Non restiamo qui.”

Kasumi iniziò a camminare verso il corridoio di fronte all’entrata, poi si girò e mi fece senno di seguirla. Non appena si girò accadde qualcosa di strano. Intorno a me vedevo un posto uguale a quello in cui mi trovavo, ma più scuro. C’era un’atmosfera diversa. E al posto di Kasumi, c’era di nuovo la piccola bambina che mi aveva indicato la via. Tutto ciò accadde in pochi secondi, e tutto ritornò come era prima.

“Che fai Akira, non vieni?”

Annuii e la raggiunsi. Il corridoio in cui eravamo entrati era lo stesso di quello in cui mi aveva condotto la bambina. Mi fermai, per cercare di ricordare il percorso fatto, mentre Kasumi mi superò di nuovo. Quando si voltò verso di me, riaccadde quello strano fenomeno.

“Kasumi.. Prosegui ad un paio di passi davanti a me, ogni tanto voltati. Io sono dietro di te.”
“Cosa hai in mente?”
“Io.. non lo so.”
“D’accordo.”

Continuammo ad avanzare in questa maniera, e le visioni si facevano sempre più frequenti, anche quando Kasumi non si girava a guardarmi. Come avevo pensato, mi condusse alla stanzetta, quella vicino al corridoio con le macchie. Spalancai la porta e riaprii il cassetto del comodino. Era vuoto.

“Akira, guarda lì.”

Disse, indicandomi il comodino. C’era un foglio sopra. Secondo la data, era stato scritto 5 anni prima.






“2 Dicembre 1982.
Nevica. Da quando siamo entrati in questa villa, credo di aver perso il senso della realtà. Succedono cose strane qui. Itsuki, se stai leggendo queste mie pagine, significa che finalmente mi hai trovato. Allora ti chiedo di correre, di correre a prendermi. Ho trovato un posto sicuro dagli spiriti assassini, un posto dove ho nascosto un oggetto in grado di farli andare via, lo useremo per fuggire insieme. Non saremmo mai dovuti entrare, Itsuki. Ti prego vieni da me.. Sto diventando pazza. Devi attraversare tutto il corridoio con le macchie, e uscire in cortile. Sotto l’albero troverai una porticina. Ti aspetto lì. Fai presto.

Tua, Azami.”

“Ora almeno sappiamo dove è lo specchio.”

Mi alzai e porsi il foglio a Kasumi, che lo lesse frettolosamente.

“Secondo te cosa vuol dire che ha perso il senso della realtà? Che sta diventando pazza?”
“Non lo so Kasumi, non mi interessa.. E’ successo 5 anni fa!”
“E se questi due si sono portati via lo specchio?”
“Siamo fottuti.”
“Mi fa piacere sapere come vedi questa cosa!”
“Kasumi, non ho voglia di litigare, ok?”
“Non puoi rispondermi che siamo fottuti, non credi?”

Ero spaventato, uscii dalla stanza e continuai lungo il corridoio delle macchie. Camminavo veloce e sentivo i passi di Kasumi che cercava di raggiungermi correndo, poi più nulla. Mi voltai. Non c’era traccia della ragazza.

“Kasumi? Non è il momento di scherzare! Esci fuori!”

Nessuna risposta. Mi voltai verso la fine del corridoio, e vidi un fantasma con una candela in mano che veniva verso di me.

“E’ il tuo turno ora.”

Mi misi a correre verso di lui, volevo arrivare alla fine del tunnel, prima recuperavo Repulso Obscuro meglio era per me. Appena gli fui vicino cerco di afferrarmi con la mano libera, ma buttandomi a terra riuscii a scansarmi.














4



Proseguii lungo il corridoio, spaventato. Le urla strazianti del fantasma che mi seguiva,mi raggelavano il sangue. Avevo davvero perso Kasumi? Arrivai finalmente alla fine del corridoio. Aprii la porta a doppio e mi tuffai all’esterno. Quando la porta alle mie spalle si chiuse sentii una chiave girare all’interno. Mi alzai e provai ad aprire. Capii che non potevo più tornare in quell’ala della casa.

“Kasumi..”

Decisi di farmi forza e di continuare. Mi voltai e scoprii che mi trovavo in una specie di giardino interno alla villa,con un enorme albero al centro. Doveva essere quello l’albero della lettera. Alzai lo sguardo verso i rami dell’albero. Osservai la luna piena che si intravedeva tra le foglie, e che faceva luce al giardino.

“Se non era luna piena non si sarebbe visto nulla…che fortuna.”

Pensai e sorrisi al mio stesso pensiero. Fortuna non era certo la parola esatta. Mi avvicinai all’albero. Su un lato vicino alla sua base, gocce di sangue rappreso conducevano ad una minuscola porta. Mi abbassai e la aprii,cauto. Scesi la scala di legno che mi portava giù,da qualche parte. Se guardavo in basso,l’unica cosa che potevo vedere era una fievole e tremolante luce,che veniva probabilmente da alcune candele,che da dove mi trovavo io non riuscivo a vedere. Dopo una ventina di secondi scesi finalmente l’ultimo piolo. Quando mi voltai capii di trovarmi in una stanza evidentemente utilizzata per una qualche strana cerimonia. Le pareti erano colme di bambole di carta inchiodate al muro all’altezza del torace. Tre tavoli erano allineati alle pareti escluso quello dove si trovava la scala. Coperti da tovaglie rosso fuoco, vi erano appoggiate composizioni di bambole di porcellana che indossavano un kimono. Al centro della stanza c’era un tavolo senza tovaglia. Una spada sporca di sangue rappreso era infilata al centro del tavolo ugualmente insanguinato. Rabbrividii.

“E questo sarebbe il tuo posto sicuro?”

Sul tavolo,c’era un’annotazione.

“Itsuki,mi dispiace. Non sono in grado di sopravvivere senza averti accanto. Il rituale sta iniziando,tra poco andrò nella villa del sonno,e tu non dovrai raggiungermi,potrai solo vedere la mia bambola in mostra come tutte le anime inviate dal rituale nella villa. So che cercherai la mia bambola,come anche quella raffigurante tuo fratello,ma non soffermarti. Voglio che tu sopravviva,per entrambi. Ho nascosto lo specchio sotto la gradinata del tavolo alla tua destra. Usalo solo per fuggire. Ti prego,sopravvivi.
Ti Amo.”

Mi girai intorno. Tutte quelle bambole…erano coloro presenti nella villa del sonno. Andai vicino alla composizione alla mia destra e alzai la gradinata. Lo specchio era lì. Sorrisi. Osservai tutte le bambole della stanza e ne trovai un paio interessanti. C’erano due bambole,un ragazzo e una ragazza che si tenevano per mano. Sotto c’era una scritta:

“Itsuki e Azami”
Ero dispiaciuto per i due. Qualcosa doveva essere andato storto. Dopo pochi minuti trovai la bambola di mia sorella. Ci rimasi male,lo ammetto,ma infondo lo sapevo. Feci per posarla e il mio sguardo si soffermò su una bambola con i capelli rossi. Era Kasumi.





5

“Kasumi! Eheh”

Mi svegliai. Qualcuno chiamava il mio nome e rideva. Era…irritante. Dove mi trovavo? Non ricordavo molto. Quel fantasma mi aveva fatto qualcosa. Mi alzai e scoprii che mi trovavo nello stesso corridoio in cui avevo perso di vista Akira. Abbassai lo sguardo,intontita,e notai uno strano luccichio a terra. Mi avvicinai. Era Repulso Obscuro.

“E tu? Cosa ci fai qui?”

Pensai ad alta voce,prendendolo. Guardai al suo interno e vidi una stanza con qualcosa appeso alla parete dei tavoli rossi. Allora capii.

“Oh no…”

Dissi,e l’immagine allo specchio si mosse,fino a che non comparve un volto.

“Akira..”
“Kasumi sei…tu?”

Annuii.

“Allora sei…viva?”
“Non lo so…Credo di essere nella villa del sonno.”
“Lo immaginavo. Kasumi,dobbiamo trovare il modo di farti tornare qui.”
“Vuoi resuscitare un morto?”
Chiesi,in preda alla disperazione.
“Kasumi tu…non sei morta. Non ho trovato il tuo corpo.”
“E neanche Kyoko lo è…”
“Sei materiale”?
“Se intendi dire che non sono un fantasma allora si.”
“Ti prego Kasumi…trova Kyoko e cercate di tornare qui.”

Lo guardai negli occhi e sorrisi. Poi,il suo volto si trasformò spaventato.

“Scusa Kasumi,ho dei problemi!”

Disse e poi scomparve dallo specchio. Andai alla fine del corridoio,avevo intenzione di arrivare lì dove voleva arrivare Akira,ma la porta era chiusa,poi mi sentii di nuovo chiamare. Seguii quella voce tornando sui miei passi. L’avevo già sentita,ma non sapevo dove. Arrivai all’inizio del corridoio e aprii la porta da dove io e Akira eravamo entrati. Davanti a me apparve il fantasma di un bambino dai capelli rossi,e allora capii di chi era quella voce. Una lacrima mi tracciò il viso.
“Kei…”

Dissi a mio fratello maggiore.
 
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view post Posted on 20/10/2007, 11:27Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/11/2009, 14:32


Ma bravo...O.O
Sei molto portato per la scrittura di testi!!^^
Complimentoni!^_^


*LePazzerelleBollicine*
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xbollicinex <-- le mie amate bolle!<3
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view post Posted on 20/10/2007, 13:26Quote

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wow marcoo!!^^
l'ho letta tutta d'un fiato...troppo bella....
continua va...sono troppo presa...ahah..^^
 
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Ice Kenneth
view post Posted on 3/12/2007, 23:20Quote

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6
Purtroppo,fui costretto ad interrompere la trasmissione con Kasumi. Davanti a me erano apparsi i fantasmi di due giovani,che non potevano essere che…………..Tremai alla loro vista,non per la paura che indubbiamente mi colse,ma al pensiero della sorte a loro toccata. Ero triste mentre puntavo lo specchio contro i due e li facevo scomparire. Subito provai a mettermi in contatto con Kasumi,senza risultati.
“Forse funziona solo a volte..”
Pensai,lasciando che questo pensiero mi desse speranza e conforto. Lasciai quella stanza che mi incuteva paura e iniziai a salire le scale. Dovevo trovare un modo per far tornare Kasumi nel mondo dei vivi.
“E possibilmente anche Kyoko”
Aggiunsi,mentre il nome di mia sorella vagava nell’aria e si perdeva nel cielo senza nuvole,sempre più nero. Non seppi neanche ipotizzare l’orario:in quella casa sembrava che il tempo non scorresse mai,era buio eppure eravamo arrivati lì da alcune ore. Feci molte volte il giro dell’albero,cercando disperatamente un’idea. Non mi restava atro da fare che continuare ad esplorare la casa. Mi voltai verso la porta a doppio battente dal quale ero venuto,cercando di ricordare la strada che avevo percorso partendo dall’entrata. Se fossi dovuto fuggire da quel posto maledetto,non avrei saputo da dove cominciare. Scoraggiato,proseguii verso la porta che dava sull’altro lato della casa. Sfiorai il pomello dorato e abbassai lo sguardo. Balzai all’indietro alla vista di una bambina dal volto cadaverico,n piedi tra me e la porta. La fissai negli occhi,cercando di calmarmi. Mi sorrideva e mi fissava.
“Ciao Akira”
Mi disse,con una voce che sembrava più gelida della neve,ma allo stesso tempo bella come un camino acceso d’inverno. Non ci misi molto a riconoscere la bambina come quella che nel mio sogno mi aveva aiutato a trovare lo specchio. Ora che le ero vicino,mi accorsi dell’enorme somiglianza che aveva con Kasumi.
“Chi sei?”
Le chiesi,con una voce che mi sembrò non mia,modificata dal tremore e dall’insicurezza. La bambina abbozzò un lieve sorriso,che mi parve familiare.
“Sono un ricordo. Vivo in questa casa da quando vi è entrata Kasumi molti anni fa,in sonno. Ora lei non lo ricorda,ed io sono rimasta qui,ad aspettarla.”
Non capii molto della spiegazione della bambina.
“Kasumi è stata qui?”
La bambina annuì ma non aggiunse nulla.
“Perché mi hai aiutato?”
“Perché conosco il tuo dolore,lo riconosco in quello che provò Kasumi la prima volta.”
“Quanto tempo fa?”
“Non capisci? Sono l’esatta copi di Kasumi a 7 anni.”
A 7 anni Kasumi perse tutta la famiglia. Non ne aveva mai dovuto parlare molto,ma immaginai che per una bambina fosse un dolore anche maggiore del mio.
“Per Kasumi la villa del sonno non fu altro che un brutto incubo. Per questo l’ha dimenticato. E io sono il ricordo della sua brutta esperienza.”
“Non sei un fantasma,allora?”
“No solo un ricordo perduto. Ce ne sono molti in questa casa,ma ancora di più ci sono i ricordi di persone morte che sono state dimenticate. Prima fra tutte,le persone morte qui,in questa casa. La loro pena è ben peggiore dell’inferno. Sono costretti a rivivere il momento della loro morte per l’eternità.”
Rabbrividii.
“C’è così tanta gente morta qui dentro?”
Lei abbassò lo sguardo e sorrise.
“è ora che ti racconti un storia. Una storia di fantasmi.”





























7
“Kei…sei proprio tu?”
Il ragazzo era in piedi e sosteneva il mio sguardo,pur non avendo alcuna espressione. Mi avvicinai piano,felice ma intimorita. Una lacrima bagnò il mio viso,dandomi l’impressione di rivivere i momenti più belli della mia infanzia,quelli che credevo di aver dimenticato,quelli passati col mio fratellino,lo stesso ragazzino che ora vedevo davanti ai miei occhi,per niente cambiato dall’ultima volta che lo vidi,13 anni prima. Avevo 7 anni,e mio padre,mia madre e mio fratello dovevano andare in America d’urgenza. Mio fratello era malato,e in Giappone non c’erano gli strumenti necessari per curarlo.
“Staremo via solo un mese.”
Mi disse mia madre quando mi lasciò a casa di mia zia,dove la mia famigli dormì prima di partire. Durante la notte sentii Kei piangere per l’ennesima volta. Aveva 14 anni,e non sapeva accettare la sua malattia. Feci finta di dormire mentre sentivo i passi di mia madre echeggiare nella stanza silenziosa e avvicinarsi al suo letto.
“Una volta in America sarà tutto finito.”
“Promesso?”
Le rispose singhiozzando.
“Promesso”
Quella promessa non fu mai mantenuta. Kei Kurosawa non arrivò mai in America. Non fece mai quell’operazione e gli avrebbe cambiato la vita. L’aero sul quale erano saliti precipitò nell’oceano. I passeggeri annegarono tutti. E ora,avere il fantasma di mio fratello davanti agli occhi mi faceva provare gioia e dolore allo stesso tempo. Una gioia ingenua come una bambino che non capisce la realtà delle cose,e un dolore provocato dalla consapevolezza che non si può tornare dalla morte. Sfiorai le dita del ragazzo. Erano gelide come il ghiaccio. Il suo sguardo era vuoto e completamente impassibile alla mia presenza. Poi,quando meno me lo sarei aspettato,i afferrò il collo,togliendomi il respiro. Era come tutti gli altri fantasmi,dunque. Quello non era più mio fratello,solo un brutto scherzo del destino. Lacrimante e senza respiro,gli puntai lo specchio verso la pancia. Dopo pochi secondi,era tutto finito. Mi accasciai a terra distrutta. Avevo fatto la cosa giusta. Non avrei potuto vedere kei mai più.













8
La villa Himuro fu costruita nel 1562, da un ricco signore,Himuro Soichiro,per ospitare lui,la sua famiglia e i suoi servi. A quei tempi,in Giappone esistevano pochi villaggi,e la villa era molto più isolata di ora. Himuro nascose ai suoi servi e alla sua famiglia il perché di questo isolamento. Un anno dopo il trasferimento,Himuro Soichiro scomparì misteriosamente. Dopo questo evento,le stranezze della villa Himuro non fecero che aumentare:le candele si accendevano e spegnevano da sole,porte che sbattevano,pavimenti sporchi di sangue. Il figlio di Himuro,Raito Himuro,si svegliò nel cuore della notte,giurando di aver visto il padre passare davanti alla porta della sua camera. Afferrò una candela accesa e uscì nel corridoio. Quello che aveva creduto essere suo padre era andato in direzione del giardino interno. Quando aprì la porta che dava al giardino ebbe un brivido di freddo. Aveva cominciato a nevicare e il grosso albero al centro del giardino,si stava tingendo di bianco. Raito si avvicinò all’albero,tremante. L’essere scalzo e indossare solo un kimono non aiuta la sua condizione di paura e di freddo. Sfiorò la corteccia dell’albero fino al momento in cui gli sembrò che un pezzo di corteccia volesse staccarsi. Con un po’ di forza buttò giù quella parte di corteccia che adesso gli sembrava una porta. Si accovacciò affondando le ginocchia nella neve e sporse la testa verso l’interno del buco. Una lunga scala portava ad una sola decina di metri più sotto,dal quale veniva un luce tremolante. Intimorito,Raito iniziò a scendere la scala,e pochi minuti dopo,era arrivato a destinazione. C’erano candele tutto intorno alla stanza,e solo una cosa c’era al centro del cerchio di candele. Una bambola dannatamente somigliante a suo padre. Se la girò fra le mani. Era esattamente la copia di Soichiro Himuro,lo stesso nome che ora leggeva Raito sulla schiena della bambola. Istintivamente,la lasciò cadere e si frantumò in mille pezzi. Subito dopo comparve un uomo che fluttuava nell’aria. Raccolse i cocci di porcellana,senza minimamente far caso a Raito che,spaventato,s’era seduto a terra e tremava. Il fantasma si posizionò al centro della stanza,e lasciò cadere a terra un’altra bambola,uguale alla precedente. Raito decise di non aspettare la scomparsa del fantasma,e si arrampicò velocemente su per la scaletta. Il giorno dopo,nessuno volle credergli e il passaggio sotto l’albero non volle mai più aprirsi. 5 anni dopo,Raito si svegliò ancora nel mezzo della notte. Sentiva un suono che si ripeteva,simile ad un campanellino. Si alzò dal letto e prese una candela. Uscì fuori dalla camera e chiuse gli occhi. Concentrandosi,sarebbe riuscito a capire da dove provenisse il suono. Girò a sinistra e attraversò il giardino interno e,spinto dalla curiosità,si ritrovò all’esterno della casa,ai piedi del tempio. Appena mise piede sul primo scalino,s’immobilizzò. Aveva iniziato a nevicare. Il ragazzo iniziò a tremare. Tutto sembrava come quel giorno. Il suono si faceva più forte e più frequente,come per invogliarlo ancora di più ad entrare nel tempio. Salì tutte le scale,piano. Afferrò la maniglia della porta e l’abbassò fino in fondo. Esitò qualche secondo prima di entrare nel tempio. Lo spavento gli fece cadere la candela di mano. Credeva che il tempio fosse inutilizzato,che nessuno c’avesse messo piede dalla scomparsa di Himuro. Si sbagliava. La stanza cerimoniale e l’altare erano illuminati dalla luce soffusa delle candele. Raito si avvicinò all’altare. Sul piano orizzontale c’era un tassello inciso con sopra un simbolo sconosciuto. Lo raccolse distrattamente per esaminarlo meglio. Sembrava un pezzo da incastrare da qualche parte. Lo riposò sul tavolo e aprì le ante del tabernacolo. Raito si sarebbe aspettato di trovare un qualche oggetto che sarebbe servito per le funzioni di culto. Invece c’era un tassello simile al precedente con affianco un buco. Istintivamente prese il primo tassello e lo infilò nel buco. Si sentì il rumore di una serratura che si sbloccava,proveniente da dietro l’altare. Raito si dovette accovacciare per attraversare il passaggi segreto. C’era una scala simile a quella di tanti anni prima. Aveva paura di scendere,per paura di rivedere il volto dell’ uomo che da 5 anni tormentava i suoi sogni. Si fece coraggio e scesa la scaletta che lo avrebbe portato a risolvere questa storia una volta per tutte. Alla fine della scala si trovò in un lungo tunnel di pietra. Intimorito,arrivò alla fine del tunnel dove trovò un enorme baratro.
“Questo baratro deve essere chiuso.”
Disse una voce familiare alle sue spalle.
“Padre!Dove siete stato?”
“Mi trovo in un posto uguale alla nostra casa,ma allo stesso tempo diversa.”
Raito non capì.
“Raito…in camera mia c’è uno specchio. Prendilo e usalo per i rituali”
“Rituali?”
“Sacrifica la tua famiglia. E poi i servi. E tutti coloro che entreranno in questa casa.”
Raito,per la prima volta in vita sua,provò il terrore.
“La…mia famiglia?Madre?Le mie sorelle?”
“Da questo buco esce solo morte. L’unico modo per non farla uscire…è farla entrare”
“Capito…rituali…d’accordo.”
 
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